venerdì, marzo 30, 2007

Sviluppo e utilizzo di nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione


Leggo un articolo sul Corriere della Sera e quasi non ci credo, l'italia è al 38° posto in classifica risalendo così in due anni di 7 posizioni, sembra quasi essere un successo per il nostro paese che su 122 nel mondo stati si vede superera da Tunisia e Cile sulle capacità di sviluppo e utilizzo delle nuove tecnoologie dell'informazione e della comunicazione.
Questo è il risultato uscita dalla classifica annuale del World Economic Forum (Wef) sulle capacità di sviluppo e utilizzo delle nuove tecnologie (Ict). L'Italia è tuttavia nettamente distanziata dagli altri membri del G7. In vetta alla graduatoria - resa nota a Ginevra - è per la prima volta la Danimarca. Seguono Svezia, Singapore, Finlandia, mentre gli Usa perdono sei posizioni e scendono al settimo posto (possiamo essere fieri allora).
Ci rimane di accontentarci di questo 38° posto con la speranza che si possa migliorare anche se siamo comunque consci del fatto che sarà molto difficile, forse dovremmo andare a vedere i paesi che ci superano come il Cile per cominciare ad evolverci un pò di più?

Riporto qui di seguito il resto dell'articolo:

L'ITALIA MIGLIORA - «In generale l'Italia è migliorata in tutte le dimensioni e particolarmente marcato è il miglioramento dell'indice che misura la capacità di far utilizzo delle Ict da parte di individui, imprese e amministrazioni pubbliche - spiega Irene Mia, Senior Economist del Global Competitiveness Network presso il World Economic Forum e co-redattrice del Rapporto -. È anche migliorato il punteggio per le condizioni di mercato, dove sono presi in considerazione caratteristiche e fattori quali la disponibilità di capitale di rischio, alla situazione dei mercati finanziari. Tuttavia il contesto regolatorio resta un'area di grande debolezza e per variabili quali il fardello delle regolamentazioni governative o il peso delle imposte, l'Italia risulta rispettivamente 119esima e 118esima».

BOCCIATA NELLA RICERCA - Un'altra debolezza dell'Italia riguarda le istituzioni di ricerca, voce che vede l'Italia 87esima. «Non c'è grande connessione tra ricerca accademica e settore privato. Ci vorrebe più ricerca applicata», ha commentato Irene Mia precisando che i dati per la classifica sono stati raccolti nella prima metà del 2006. Brutto voto all'Italia anche per la prioritizzazione delle Ict da parte del governo (101esimo posto). I migliori punteggi l'Italia li ottiene per i costi della banda larga (seconda) per il numero di abbonamenti alla telefonia mobile (terza) e glui abbonamenti alla telefonia fissa, sia per le imprese (terza), sia per gli individui (settima). Nulla a che vedere tuttavia con la pagella della Danimarca, il cui successo - commenta il Wef - è un «risultato che segna l'apice di una tendenza ascendente iniziata nel 2003».

IL REPORT - Giunto al suo sesto anno consecutivo, il 'Global Information Technology Report' censisce 122 economie a livello mondiale. Il Networked Readiness Index (Nri) misura la propensione dei Paesi a sfruttare le opportunità offerte dalle Ict per lo sviluppo e l'aumento della competitività. Il Wef osserva che in generale che i Paesi nordici (ad eccezione dell'Islanda) si sono costantemente classificati tra i primi 10 negli ultimi 6 anni. Singapore è arretrato quest'anno di una posizione situandosi al terzo posto, ma mantenendo il suo elevato standard. Gli Usa sono scesi al settimo posto, soprattutto a causa del relativo deterioramento del contesto politico e normativo. Il Paese mantiene tuttavia la sua supremazia nell'innovazione.

Via: Corriere.it

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