mercoledì, febbraio 28, 2007

Billboard interattivi e innovativi


Billboard interattivi , piazzati alle fermate dei bus, connessi tra di loro. Ottima la trovata dell'agenzia Rethink di Vancouver per promuovere il lancio nazionale del servizio Push to Talk Solo (la tecnologia che trasforma il telefono cellulare in un walkie-talkie).
Un altra dimostrazione di cosa possiamo fare se abbiamo un pò di inventiva e soprattutto se utilizziamo nuovi strumenti innovativi di cui avevo già parlato in precedenti articoli. Le persone in attesa che passi il bus nelle città australiane di Vancouver, Toronto, Montreal e Calgary potranno comunicare tra loro semplicemente pigiando un tasto del maxi cellulare che vedete nell'immagine. Un idea innovativa e simpatica per far testare dal vivo la nuova tecnologia e fidelizzare meglio i clienti al servizio.

domenica, febbraio 25, 2007

JBS mens underwear: No naked man

Quando l'ho vista veramente non credevo a miei occhi...uno spot Tv per un azienda di intimo Danese JBS Mens Underwear
Una bella donna vestita solo dei suoi bellissimi boxer cammina in casa come un uomo..


venerdì, febbraio 23, 2007

Showscreen: Innovazione per l'outdoor









Showscreen è un sistema nuovo e innovativo costruito ad hoc e programmato con un computer intelligente. Realizzato all'interno di un vetro anti-vandalismo ha come particolarità il fatto di avere uno schermo touch-screen che permette al pubblico di intereaggire con i menu che vengono presentati dall varie aziende. E' possibile vedere foto, video e tante altre informazioni.
Quello che mi chiedo è questo: perchè queste cose le vediamo solo all'estero? perchè in Italia le aziende, i centri media, le agenzie creative non investono nell'innovate? perchè non si punta sulla qualità dei messaggi e degli strumenti utilizzati?
Qualcosa IGP Decaux in Italia sta iniziando a fare ma molto lentamente perchè alcuni prodotti sono più cari rispetti ai sistemi tradizionali e le aziende non capiscono quale vantaggio possono dare in una campagna outdoor aumentando l'interesse nel pubblico.
Volete sapere il motivo ?
Io un idea credo di averla ....vorrei sapere se qualcuno vuole darmi la sua di idea.
Vi invito a lasciarmi un commento su questa domanda:
Perchè in Italia l'innovate non riesce a svilupparsi?

Support for people with eating disorders








Senza commento trovate il video QUI

Creative Director: Martin Stadhammar, Grey, Stockholm, Sweden
Client Service Director: Sigrun Yngvadottir, TCB, Stockholm, Sweden
Director: Oskar Bård, Hobbyfilm

mercoledì, febbraio 21, 2007

Un prodotto Innovativo: Sixscents













Forse innovativo per noi ma non per gli inglesi e non per JCDecaux in Inghilterra che lo usa da tempo, Lo chiamamo SIXSCENTS e nel caso specifico della foto, è utilizzato da Givenchy per mettere ai passanti di provare la nuova fragranza proposta, utilizzando il pulsante sul pannello è possibile provare il profumo come si fa di solito nel negozio, questo è comunque possibile solo in determinati orari della giornata in quanto è programmato da un timer all'interno.

martedì, febbraio 20, 2007

Comunicazione alternativa con gli Ascensori

Gli ascensori stanno diventando un ottimo sistema di promozione soprattutto nei “non luoghi” come i centri commerciali, dove c’è un’alta affluenza di persone e vi è la necessità del loro utilizzo. Queste macchine sono dotate di un’importante caratteristica: il movimento. La pubblicità può essere posta sulle porte degli ascensori e sul fondale interno. Aprendosi le porte ci si può trovare di fronte ad una trasformazione della prima immagine, ad un’iterazione tra le due o all’evidenza di cosa stia all’interno. Gli ascensori sono una specie di gif animata, perchè con pochi secondi di animazione ha luogo un breve film. Gli ascensori dispongono anche di un movimento verticale, e per questo motivo anche i pulsanti possono essere una grande ispirazione creativa, ottime basi per uno sticker. Gli ascensori hanno una cabina interna angusta, un piccolo mondo chiuso in 4 mura, e sticker posti all’esterno possono far riferimento a ciò. Si può pure sfruttare il dato di fatto che il materiale di cui sono costituiti sia molto resistente.
Ma molte altre potrebbero essere le soluzioni.

Alcuni esempi:

Body Worlds 2, mostra anatomica sul corpo umano a Toronto, Canada.
L’immagine di un torace maschile è posta sulle porte degli ascensori con la scritta “look inside” (“guarda dentro”). Quando le porte si aprono è come se il corpo si aprisse, mostrando gli organi all’interno.



Mc Donald’s a Istanbul.
Pubblicità presente sulle porte degli ascensori di centri commerciali per promuovere il servizio di consegna a domicilio di Mc Donald’s.

Nuovo mezzo di comunicazione

Proprio così, è la cartaigienica il nuovo veicolo di comunicazione utilizzato in Sveziaper promuovere una nuova serie di documentari trasmessi su Discovery Channel, dal titolo Dirty Job......con il quale si può capire anche perchè si è pensato di promuoverlo in questo modo...

giovedì, febbraio 15, 2007

Mini Cooper: outdoor innovativo



Come già avevo scritto in precedenza ancora una volta è dall'estero che arrivano le novità in tema di marketing innovativo soprattutto nell'outdoor come possiamo vedere in moltissimi casi ormai sotto i nostri occhi.
E sempre dagli Usa arrivano le innovazioni più creative, ancora una volta Mini, ancora una volta affissioni non convenzionali.
Un billboard che comunica direttamente con i passanti, li riconosce e manda loro un messaggio personalizzato.
Si tratta di una nuova ed insolita iniziativa sul territorio americano firmata dal marchio automobilistico tedesco BMW che utilizzato questo mezzo nelle strade di New York, San Francisco,Miami e Chicago.
Attraverso un sistema Bluetooth, ad ogni passaggio il software presente nella cartellonistica elabora un personalized message.Tutto questo grazie a dei microchip piazzati all'interno delle auto che consentono di rivelare il segnale. Una tecnologia chiamata RFID (radio frequency identification) E grazie ad un display si illuminano scritte e messaggi ad hoc, direttamente sul pannello open air.
I messaggi personalizzati sono basati sui dati comunicati dai guidatori, a mezzo questionario, nel momento dell'acquisto dell'auto.
Se volete avere altre informazioni visitate il sito della Mini Usa.

Dato che anche noi in Italia cominciamo a farci "vedere" vi rimando ad un post di Leonardo De Nardis su una campagna realizzata dall'agenzia italiana BBDO per Mini Cooper a Milano.


Da Google a Apple i brand del 2006




In Europa vincono i prodotti low cost, in Sudamerica i liquori Non più prodotti, ma idee. Non bulloni, ma saperi. La merce più preziosa sul mercato è volatile, collettiva, comunicativa. Virtuale, per la precisione, internettiana. Google, Apple, YouTube, Wikipedia: sono nell'ordine i quattro marchi più influenti al mondo, quelli che hanno cambiato la vita della gente nel 2006. Soprattutto in bene, ma non è tanto la positività che conta, è la dirompenza. Tutti legati al web i primi, stretti alla tecnologia, ai nuovi mezzi di informazione e conoscenza. Veicoli di pensiero e possibilità, stile di vita, organizzazione del mondo. La classifica è il risultato del sondaggio che il periodico online brandchannel.com. com fa ogni anno intervistando in 99 paesi oltre 3.600 esperti di branding, la "filosofia" che ruota attorno al marchio, l'identità di un logo e il suo messaggio. Bene, i guru del settore ai 4 hanno dato il podio non sulla base del valore misurabile del marchio, che infatti vede regolarmente Coca-Cola in cima alle classifiche economiche da anni. Ma di un altro parametro, e cioè: "Qual è la marca che ha avuto più influenza nelle nostre vite nel 2006?".

Le risposte non lasciano dubbi e anzi sollecitano riflessioni: la nostra quotidianità non la cambia una bibita (e in questa lista Coca Cola è solo nona), ma un motore di ricerca, appunto GOOGLE, che è anche molto di più, è semplicità e totalità, servizio che funziona perché ci puoi trovare davvero tutto, ma anche idea di un mondo accessibile, navigabile. La cambia anche un iPod, e non solo perché il lettore Mp3 della Apple è rivoluzionario con le sue capacità di memoria e funzioni, ma perché permette tutto questo in un rettangolo di essenzialità, pulizia, rigore. Un'icona, un messaggio lui stesso di linearità, di modo d'essere.

Terzo nella lista il sito incoronato con grande clamore da Time come persona dell'anno: YouTube, il portale da 20milioni di utenti al mese che lo usano per scaricare video e musica, per produrre e far conoscere le proprie opere, per farci un palcoscenico di creatività fuori dalle logiche classiche dello spettacolo. Non a caso Google se l'è comprato (per la cifra record di 1,65 miliardi di dollari), perché ci ha sentito la forza economica delle comunità creative. Delle persone protagoniste di contenuti, del "basso" che inventa il nuovo: la vera democrazia della conoscenza, anche con le sue imprecisioni e derive, comunque occasione inedita di scambio e condivisione. Wikipedia, al quarto posto, ne è la conferma, prima enciclopedia compilata dagli utenti, oltre 100 traduzioni, solo in inglese 1,5 milioni di articoli.

Citeremo anche il quinto arrivato tra i brand, Starbucks, perché anche se appartiene al mondo della ristorazione, è anche qualcosa di diverso e più sofisticato: la catena di caffè e cappuccini, la corporation della colazione, è anche portatrice di uno stile e un'idea. Nei suoi locali la gente ci va a lavorare col proprio computer perché ci sono collegamenti wi-fi gratuiti, giornali, cd. Nessuno ti caccia, non è un fast food ma un posto del lavoro e del disimpegno slow, aperto a tutti. Un marchio che è diventato persino un generatore di cultura e gusto: l'azienda produce musica, film, libri.

Seguono Nokia, Skype, Ikea, Coca Cola e Toyota: la comunicazione ancora vincente (i telefonini della casa finlandese e le telefonate via web gratuite di Skype), ma anche il low cost, altra grande categoria di mercato e di ragionamento moderni, è un segno. Lo dice a livello globale il settimo posto di Skype e l'ottavo di Ikea, il basso costo del design, il buon gusto per le masse. In Europa (e in Africa) il bello e l'utile economici vanno anche di più: la marca svedese dei mobili è addirittura prima e Skype seconda, la spagnola Zara e la sempre svedese H&M, entrambi catene di abbigliamento giovanile a prezzi abbordabili, sono rispettivamente quarta e sesta.

Un primato dell'industria low cost che rivela capacità di spesa diminuite ma insieme gusti e competenze nei consumi più esigenti: il bello e utile lo vogliamo, ma senza indebitarci. Il consumatore come traduttore di una cultura, la marca come nuovo logo, proprio nel senso classico di discorso, parola. Il linguaggio che racconta il mondo che cambia. E così le pratiche della realtà: internet ormai è chiaro che non è più tanto un doppio, ma una parte interna e solida del quotidiano. Tranne che in Sudamerica, forse solo per mancanza di mezzi: però lì quello che cambia la vita si chiama Corona e Bacardi.

da : brandchannel.com

CAMPAGNA SOCIALE

Over two lakh children live in places you can never


" Oltre duecentomila bambini vivono in posti che tu neppure immagini"....questo è il titolo della Campagna sociale realizzata dall'Agenzia Indiana Everest Y&R di Mumbai.
Utilizzando dei menu di alcuni locali ha cercato di incentivare le donazioni per i bambini senza casa.
Una campagna di guerrilla, emozionante e toccante, realizzata per Support, un’organizzazione di Mumbai che lavora dal 1992 per sostenere i giovani homeless ed i bambini avvolti nelle crudeli braccia dell’AIDS. Un esempio di come una buona creatività possa far colpo sul cuore di alcune persone. All'interno del menu come si può vedere dalla foto è stato messo un cartoncino che raffigura un bambino senza casa spaventato e triste, un impatto molto forte che stimola un sentimento di compassione verso questi bambini.
La campagna ha visto un forte aumento delle donazioni da spingerla anche in altre città.
Auguri e complimenti per questa idea geniale dal punto di vista creativo.

martedì, febbraio 13, 2007

Pensiline Interattive : l'outdoor sta cambiando



Sta ormai cambiando in tutto il mondo il modo di fare outdoor, come potete vedere da questa campagna di Johnson & Johnson in Brasile i clienti posso interaggire con le pensiline delle fermate dei bus e intrattenersi giocando facendo abbronzare sempre di più o sempre di meno la modella che vediamo nella pubblicità. Credo che l'innovazione nelle varie forme di outdoor stia sempre di più prendendo piede come possiamo vedere in Italia con IGP Decaux e l'utilizzo del bluetooth e come orami vediamo da tempo in tutto il mondo...cominceremo a fare marketing di qualità???

Credits:
DDB Brasil, São Paulo
J&J/Sundown - “Dimmer”
Client: J&J/Sundown
Agency: DDB Brasil, São Paulo
Chief Creative Officer: Sergio Valente
Creative Directors: Sergio Valente/Julio Andery
Copywriter: Aricio Fortes
Art Director: Rodrigo Mendes

Il Weblog come strumento di Marketing : Coca Cola

IL WEBLOG COME STRUMENTO DI MARKETING è una tendenza che si sta affermando negli ultimi mesi, e sembra riscuotere successo. A patto che trasparenza e fiducia siano le relazioni che leghino blogger e lettore. Coca-Cola si è resa protagonista di un’operazione commerciale che lo dimostra, con un controesempio.

Campagna outdoor di Zero MovementTutto ha inizio in Australia con una campagna outdoor: manifesti dal sentore underground, non commerciali, che sembravano voler diffondere una nuova filosofia di vita senza regole, senza programmi, senza restrizioni. Un grande zero rosso l’unico indizio.
Immediato intuire come i giovani abbiano apprezzato l’iniziativa e come abbiano usato internet per approfondire e per aderire a questa corrente di pensiero capace di farsi interprete del loro stile di vita.

Risultato della ricerca, rullo di tamburi e squilli di trombe, un blog. Mai un mezzo potrebbe risultare più consono: i blog spopolano fra le nuove generazioni, consentono libera partecipazione e interattività e hanno ben poco di istituzionale. Il blog ha una cronologia che risale al giugno 2005, e propone nei post le stesse domande accattivanti che campeggiano sui manifesti. “Perché le scadenze non possono essere flessibili?” “Perché i genitori non capiscono che il nostro cordone ombelicale è stato tagliato da un po’?” “Perché le discussioni non si possono risolvere con la morra cinese?”
Il mezzo e la filosofia non potrebbero essere più adeguati per colpire un target difficilmente raggiungibile: ragazzi e adolescenti che non vedono la tv, che non sono interessati ai giornali e che si riconoscono nella “cultura di strada”, in ciò che non è mainstream, in ciò che si differenzia dal prevedibile e spersonalizzato mondo degli adulti.
Nulla era trapelato della paternità di blog e manifesti, non compariva nessun marchio, il blog conteneva commenti ed era stato addirittura linkato da ignari lettori affascinati dalla novità del messaggio propagandato dallo “Zero Movement”.

Finchè non è stata rivelata la verità. Mediante un tool che consente di risalire a data e informazioni di registrazione del dominio, si è scoperto che il blog è ben più recente di quanto dichiari, e che il blogger che lo gestisce è Coca-Cola Company, il marchio di maggior valore nel mondo. Mainstream, che più mainstream non si può. Ora si capisce perchè lo “Zero Movement” non si è manifestato su una piattaforma che offre spazio gratuito, come la maggior parte dei blog.

Coca-Cola è stata smascherata, ed ecco che in homepage compare una bottiglia di Zero Coke (il nuovo prodotto della gamma), mentre la sezione Public Relation di Coca-Cola si giustifica dichiarando che la loro è stata una semplice operazione teaser, volta a tenere col fiato sospeso i consumatori.
Nulla di più sbagliato: i “consumatori” sono esseri umani e non amano farsi abbindolare, a maggior ragione da Coca-Cola, a maggior ragione se la loro fiducia viene tradita rendendo artificiale, usando a scopo commerciale, e quindi rinnegando le origini di un tipo di cultura che si avvale di blog, che si diffonde col passaparola, che si dichiara estranea a tutto ciò che serve solo a spillar soldi.

Non mancano dei (fallimentari) precedenti, ma Coca-Cola ha deciso comunque di creare quel che in gergo si definisce fake blog (blog fasullo).
Forse Zero Movement nasce dall’atavico spirito di competizione con Pepsi? Il blog “That Pepsi Girl" vorrebbe farci credere che esiste un tale disposto a tutto pur di conquistare la protagonista dello spot di Pepsi. Disposto anche a fare sei mesi di pubblicità gratuita.
Un altro celebre esempio di fake blog arriva da McDonald’s, che vorrebbe tentare di convincerci che esistano due blogger, che naturalmente non hanno nulla a che fare con l’inquietante clown Ronald, che hanno trovato una patatina fritta col profilo di Lincoln. Guarda caso lo stesso (delirante) concept scelto dalla campagna pubblicitaria di McDonald’s.

Bene o male, l’importante è che se ne parli: questo l’intento dei fake blog. Ciò dimostra una scarsa comprensione del mezzo e la volontà di accontentarsi di risultati mediocri e di progetti a breve termine.

Per creare o consolidare una brand identity, il blog marketing (se ben praticato) è un ottimo strumento, dato che consente di affrontare tematiche che esulano dal prodotto in sé. Nel blog aziendale si può leggere la filosofia di vita del marchio, che parla al lettore come fosse dotato di una sua personalità (si veda ad esempio il blog di Miss Y, diretta emanazione di una Lancia Y fatta donna).

Il blog aziendale offre l’occasione di parlare di sé, ma, a differenza di conferenze stampa e pubblicità, per la natura stessa del mezzo, si offre al giudizio dei lettori, si mette in discussione. Non è un monologo né un panegirico, ma un confronto e una conversazione con il pubblico: attraverso i commenti si ottiene un prezioso feedback che consente di conoscere meglio l’“audience” e le sue aspettative, e di crearne di nuove sulla base di quanto appreso.

Il blog è il volto umano dell’azienda: il blogger sarà una persona che mette in gioco il suo ruolo in una rete di persone. Per questo è sconsigliabile far gestire il blog da un PR ufficiale: risulterebbe stentoreo, artificiale.

La credibilità è un elemento fondamentale per una buona iniziativa di blog marketing. Non basta fare leva su un mezzo “di moda” come il blog: bisogna condividere usi e costumi con il popolo del web e avere la maturità di esporsi al pubblico e di affrontarlo, trattandolo così non come un consumatore, ma come un essere umano. Coca-Cola ha sbagliato proprio in questo: ha scelto il medium solo per colpire un target, e l’ha fatto in modo poco trasparente, dimostrando di non aver compreso quanto valga la credibilità, e dimostrando di sottovalutare gli stakeholder, trattandoli come degli inerti consumatori.

Il blog è una soluzione per posizionarsi sui motori di ricerca. Per sua natura il blog è fortemente tematizzato, ciascun post è in genere “etichettato” e classificato con delle parole chiave che, se vengono scelte con criterio, potranno essere indicizzate sui motori di ricerca e potranno attirare l’attenzione degli interessati. Inoltre, se il blog risulta gradito ad altri blogger o condivide le tematiche di un sito internet, potrà godere di link che “lo puntano”, incrementando così la link popularity e proiettandolo ai primi posti nel ranking dei motori di ricerca.

Il blog è uno strumento anomalo di marketing. Se in una campagna di marketing si inviano un numero preciso di messaggi ad un costo definito, il blog non consente di calcolare con anticipo le spese (che saranno, comunque, potenzialmente minime) e non esiste un numero stabilito di messaggi da inviare: non c’è limite ai post (sono gratuiti), e, visto che il blog è un medium bidirezionale, non è possibile prevedere le risposte dei lettori e quindi il numero di relazioni da intrattenere.
Per ciò che riguarda il target, il blog può essere coinvolto nel marketing mix, andando a colpire segmento di pubblico altrimenti poco raggiungibile. Rivolgendosi agli utenti di internet che hanno compreso le potenzialità del Web 2.0, con il blog aziendale si dovrà mostrare di condividere con il target competenze e interessi, di saper usare gli stessi linguaggi e di dominare gli stessi contenuti, si dovrà essere in grado di stimolare il dialogo e di invitare al commento e alla logica del link, in modo da poter fruire di ulteriori potenziali contatti che sono interni alla rete di fiducia dei lettori abituali. Il blog si indirizza dunque ai trend setter, agli “influenzatori”: secondo i meccanismi del viral marketing, il passaparola può assumere proporzioni enormi, dato che le distanze fisiche e culturali in Rete sembrano essersi accorciate.
Si pensi ad esempio ai giornalisti: sono molti coloro che gestiscono un blog e molte sono le visite quotidiane ai loro blog. Una ricerca condotta da Euro RSCG Magnet e dalla Columbia University rivela che il 51% dei giornalisti legge i blog e li utilizza per il proprio lavoro: il blog aziendale potrebbe addirittura, in alcuni frangenti, funzionare meglio di un tradizionale ufficio stampa: più informale, più immediato.

Il blog marketing sembra essere un ottimo interprete delle tesi del Cluetrain Manifesto: si parla il linguaggio delle persone, si appartiene alla stessa comunità di coloro che potrebbero interessarsi al prodotto. Ma una conversazione che voglia coinvolgere gli stakeholder deve essere trasparente, onesta (se le massime della conversazione di Grice non mentono), a meno che non ci si voglia accontentare di rumor negativi e di una magra figura.

Autore : Gaia Bottà
Fonte: Mediazone

martedì, febbraio 06, 2007

Viral Marketing: il caso di Gillette con Gattuso



Ecco come è possibile lanciare un prodotto mass market con una iniziativa di marketing virale e come utilizzare un testimonial nella rete.
Infatti per il lancio del nuovo Gillette Fusion , il campione del Mondo Rino Gattuso, per diversi giorni entrerà in sciopero con la sua barba fino all'uscita del nuovo prodotto firmato Gillette.
Il progetto virale consiste in una serie di filmati diffusi in rete che avranno come protagonista il centrocampista del milan. Il giocatore inviterà gli uomini di tutta italia a sostenerlo nel ritiro dal farsi la barba e attendere insieme a lui l'arrivo del nuovo rasoio.

Tutta l'operazione sarà visibile sul sito www.inritirocongattuso.it , si potrà sostenere il calciatore inviando la propria foto in versione barbuta.
Oltre ai contenuti da visionare, il perno su cui fa leva l'iniziativa, è convincere il target a non farsi la barba e creare rumore, partecipazione e interazione prima del lancio del prodotto.
Se ci riusciranno mi sembra un ulteriore conferma di cosa si può fare con il marketing virale....